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Eserciziario pedagogico…

Dunque la situazione è questa, viviamo in un (cosiddetto) Paese in cui un Governatore viene ricattato dai Carabinieri che l’hanno beccato con un trans. E lui si fa ricattare.

Ecco un bell’esercizio etico-politico-pedagogico per tutti: se un ragazzo o una ragazza, poniamo di dodici o tredici anni, magari vostro figlio o vostra figlia, o un alunno, o figli di amici, vi prendono alla sprovvista e vi chiedono cosa sia giusto e cosa sbagliato in tutta questa vicenda e in quel che ne sta seguendo, cosa rispondete…?

Pensiamoci, tenendo conto che dalla risposta a una domanda del genere, potremo capire se ci sia ancora qualcosa da raccontare, qualcosa da insegnare e, dunque, se raccontando e insegnando, potremo o meno uscire dall’assurdo nel quale tutti noi siamo affondati.

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Furbizia, ozio dell'intelligenza

L’ozio è il padre dei vizi. Così mi dicevano da bambino, con un ultimo colpo di coda di un tardo puritanesimo calvinista già morto e sepolto negli anni ’60 del boom e del mito insorgente del benessere. Poco più tardi, da qualche parte a scuola, ho imparato che l’ozio per gli antichi aveva ben altro valore. Era il tempo del pensiero e della meditazione, necessario per la formazione dell’uomo colto.

Oggi in realtà nessuno ozia. Non c’è tempo. Troppe cose da fare. E quelli che di cose da fare non ne hanno, anziani, malati, disoccupati, o se le inventano o si deprimono. Dunque dovremmo essere una società virtuosa. Nienteaffatto. L’ozio è un mito, non una pratica, e di fronte al tempo vuoto la maggioranza di noi si angoscia.

Dunque la promessa di un futuro in panciolle, per vincite milionarie o per una pensione cospicua e rassicurante, funziona perchè è una promessa. E molto improbabile. Che fa sognare però un futuro privo di fatiche, conquistato senza alcuna fatica. Da qui il senso odierno dell’ozio: non un tempo liberato dalla fatica del fare per dar spazio maggiore alla fatica del pensare, ma il sogno della fine di ogni tipo di tribolazione. Che poi è un sogno di morte. O di furbizia.

La furbizia, in fondo, non è che l’ozio dell’intelligenza. Pensare, e soprattutto capire, costa troppe energie. In più c’è sempre il rischio di non sentirsi abbastanza intelligenti per riuscirci. Ma furbi si può esserlo tutti, basta seguire i buoni esempi. Che non mancano e anche ad altissimi livelli. La pigrizia mentale si fa così valore e permette a ognuno di potervi aspirare. Peccato che, mentre l’intelligenza può essere una conquista universale faticosa ma per tutti, in un mondo in cui tutti sono furbi, alla fine nessuno lo è. O meglio, un mondo tutto di furbi non può che essere nelle mani di chi lo è sul serio e domina gli altri facendo loro credere di esserlo.

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Talenti

Dunque, bambino con panino e gelato. Niente di che, non fosse che aveva il panino saldamente impugnato dalla mano destra e il gelato svolazzante su e giù attorno alla lingua grazie all’abilità della sinistra. Ambidestro, forse. Buon per lui. Però non aveva quindici mesi, era sugli undici anni. Si aggiunga che non era obeso solo per il fatto che non aveva ancora divorato il panino, che la scena è ambientata in una calda giornata di fine maggio a Gardaland e che il nostro Pantagruel stava camminando speditamente alla volta dell’attrazione successiva.

 

Ecco, tu dici che non è bello criticare gli altri genitori. Allora facciamo pure qualcosa di brutto. Padre del ragazzotto in lizza per il ruolo del cugino stupido, arrogante ed extralarge di Harry Potter, cosa mai ti è passato per la testa mentre compravi il cono al figliolo mentre il medesimo era ancora alle prese con la pietanza? Forse nulla. Lui ha fatto un po’ di pressing e tu da ormai molti anni non fai che cedere. Troppa fatica seguire un’altra strada. Oppure stavi ascoltando gli anticipi di campionato e te lo sei voluto togliere di torno. O magari non c’eri neppure, e quel giorno a Gardaland hai spedito il pargolo fullsize con la madre, che il piccolo è tanto bello e non gli si può negare nulla. Infatti, è una buona cosa non negargli nulla. Occorrerebbe non negargli nemmeno un po’ di intelligenza però.

 

Torno a casa e in onda su qualche canale che non so, vedo e sento cantare ragazzini più o meno dell’età dell’onnivoro incrociato poche ore prima, e mi attraversa una competenza straordinaria maturata non si sa quando nè si sa come. Ma se canta così ora, a diciamo quattordici anni, ma quando ha iniziato? e quanto esercizio, e quanta passione, e quanta disciplina ci sono voluti? Sono ragionevolmente sicuro che nessuno di loro si sia mai trovato con un gelato in una mano e un panino nell’altra. Non dopo i dieci anni almeno. Anche perchè una delle mani doveva essere occupata dal microfono.

 

Evviva dunque. Da qualche parte, qualcuno aiuta i propri figli a fare qualcosa di importante, anche se costa fatica, anche se costa tempo, anche se costa rinunce. Ora sarebbe bello scoprire che questa “qualche parte” non è rinchiusa tutta e solo entro gli sfavillanti confini dello spettacolo. O dovremo concluderne che se non hai o non aspiri o non puoi permetterti un pubblico, non ti resta che consumare le tue performance a diritto esclusivo di mamma e papà.

 

Ok ragazzino, come non detto, ora ho capito perchè ti affaticavi con tutte quelle calorie per le mani. Cosa non si deve fare alla tua età per dare un senso alla scarna vita dei propri genitori. 

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