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Diritto di replica

Il diritto di replica è sacrosanto. Lo dico con estrema chiarezza e a voce alta. Non è assolutamente ammissibile che chicchessia possa dire quello che vuole, quando vuole e come vuole davanti a milioni di telespettatori senza che chi viene chiamato in causa, chi viene offeso e umiliato, chi viene calunniato, possa dire la sua in risposta alla valanga di falsità dalla quale è stato travolto.

Dunque lo voglio anch’io, il diritto di replica.

Voglio dire la mia in risposta all’imbecillità reiterata dei Grandi Fratelli, delle Isole dei Famosi e delle Fattorie. All’arroganza e alla violenza dei talk show. Alla falsità e al pressapochismo dell’informazione. All’estetica trash dell’onnipresente pubblicità.

Il mio mondo non è abitato da persone che quando parlano creano il vuoto pneumatico. Nel mio mondo quando si discute si argomenta, e quando si arriva allo scazzo, quello scazzo ha la dignità dell’incidente indesiderato, non è lo scopo stesso del parlarsi addosso. Del mio mondo ho da raccontare mille volte più delle quattro sciocchezze ripetute ogni giorno sempre uguali da sedicenti giornalisti.

A me piacciono le forme sempre diverse e mi piacciono per come esprimono ciò che contengono. Mi indigna che qualcuno continui a pensare che al contrario vada pazzo per i corpi tutti uguali, egualmente pompati o egualmente spolpati, tutti in ogni caso totalmente inespressivi.

A me piacciono le parole, tutte le parole, non necessariamente pacate o attente o misurate, purchè parlino, appunto, e mi nausea essere bersagliato da slogan pubblicitari pagati fior di soldi e ricompensati con fior di prestigio sociale, che fanno a pezzi la semantica e le mie orecchie.

A me piace sapere come va il mondo, anche al di là del mio, perchè non può esistere il mio mondo se non nell’orizzonte del mondo di tutti, e non ne posso più delle rappresentazioni del mondo là fuori che in modo protervo continuano a dirmi che il mio mondo è piccolo, inutile e, soprattutto, stupido.

Dunque voglio il diritto di replica. Fatti i conti, direi che mi spettano almeno sei mesi non-stop di spazio televisivo totalmente a mia disposizione per bilanciare anche solo parzialmente la valanga di superficialità, di miopia e di chiusura mentale che mi ammorba da almeno trentacinque anni.

Che moltiplicati per i milioni di persone nella mia situazione, fanno un palinsesto per il piccolo schermo definito sino alla fine di questo secolo. Magari il risparmio lo possiamo dedicare a scuola, università, ricerca e cultura.

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