Archivio dell'autore: igorsalomone

#occupateveneunpovoi

Bene, direi che questo reblog è perfetto per il movimento #occupateveneunpovoi… Del resto ce ne sono molti dispersi negli archivi di Cronachepedaogiche, proviamo a ripescarli…?

Cronachepedagogiche

Agrodolce
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Come sta la bambina? Gia sentirselo chiedere da un armadio umano con un look da buttafuori, fa un certo effetto. Ma “bambina” in che senso? Insomma, bambina mica tanto, rispondo, va per i diciotto anni. Questo fatto che tua figlia appaia ancora una bambina, alla fine è una fregatura: te ne devi occupare a tempo pieno ma, in fondo, è piccola no? Piccola un cazzo. A parte che ha ormai superato abbondantemente i quaranta chili e dunque non posso più fare quello che facevo quando era una tenera infante, tipo prenderla in spalla se era stanca o incazzata, e riportarla a casa. Resta che lei sarà “piccola” agli occhi dei più, ma io sono certamente più vecchio. Diciott’anni più vecchio. E sono stati diciotto anni di addormentamenti, veglie notturne, levatacce precoci, vestimenti, svestimenti, terapie, docce, spazzolini, igiene intima, accompagnamenti, riordini e una montagna di altre cose che non voglio nemmeno ricordare.

E’ un dono…

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Avere o imparare

Di Igor Salomone
Trent’anni che soffoco.

Trent’anni afferrato alla gola dalla superficialità spacciata per leggerezza, dalla negligenza contrabbandata per libertà, dall’indifferenza venduta come realismo, dalla furbizia travestita da intelligenza.

Trent’anni di Immagine, Dea del Nulla inventata per celare qualsiasi nefandezza e qualsiasi vuoto.

Trent’anni di Efficacia, anzi Efficienza, anzi tutte e due magicamente intrecciate, a dire che quel che conta è fare le cose bene, non importa cosa, non importa se farle bene non significa affatto fare “il” bene, un qualsiasi tipo di Bene purchè riguardi anche l’Altro, pazienza se viene così così.

Trent’anni di Collaborazione, il nome postmoderno del Corporativismo, ovvero lavorare assieme non per qualcosa, ma per qualcuno: l’azienda, il gruppo, la famiglia, la categoria, il territorio, il dialetto, tutto ciò che infine è “nostro” e non “di tutti”.

Non ne posso più.

I cicli culturali sono, appunto, cicli. Voglio sperare che questo pantano sia giunto al capolinea. Voglio sperare che Dignità, Orgoglio, Rispetto, Responsabilità, Bene comune tornino ad avere un senso. Voglio sperare, che riusciamo a imparare e a insegnare un senso nuovo, adatto a questo nuovo mondo da proteggere e accudire che ci ritroviamo per le mani.

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Incubi tecnologici…

di Igor Salomone

“Ah, non so, io con la tecnologia non mi ci trovo”. Già sentita? innumerevoli volte, direi. Nel mondo degli educatori praticamente è uno standard. Dunque non mi sarei neppure dovuto stupire più di tanto nel sentirla ripetere di nuovo. Era la pausa caffè di un laboratorio. Tutti ammassati attorno al buffet con bicchierino in mano colmo e caldo e un biscotto tra le dita e le labbra. Come da manuale del buon formatore mi sono assicurato che i corsisti se la sapessero cavare on lo spuntino autogestito, in particolare con il caffè da prepararsi a mezzo cialda nell’apposita macchinetta. “Ah, non so, io con la teconologia non mi ci trovo”, era riferito alla Lavazza per l’espresso fai-da-te. La “tecnologia”….? La TECNOLOGIA…? La macchinetta espresso per il caffè in cialde sarebbe una tecnologia che ah-non-so-non-mi-ci-trovo…?

Non può essere, evidentemente. Posso capire mia suocera, forse, ma una ragazza di venticinque anni? No, non può essere. Per esempio, peccato non glielo abbia chiesto, ma ce l’avrà la patente? immagino di sì. E allora non quadra, perchè per quanto possa guidare un’auto di vecchia data, quell’auto è per forza mooooolto più “tecnologica” di una macchinetta per il caffè a cialde. Dunque? Dunque la sua affermazione non può essere presa in senso letterale. Piuttosto direi che assomiglia di più a una posa. Molto diffusa nelle lande italiche e, in particolar modo, tra gli educatori.

C’è qualcosa di sottilmente autocompiacente nel definirsi poco o per nulla “tecnologici”. Come dire, sono mode che mi non mi interessano. Anzi, non mi piacciono proprio. Anzi, nutro una certa ostilità in proposito perchè non le trovo giuste, sinanco pericolose.

Insomma, il mondo sta trasformandosi in modo radicale e  inedito sotto i nostri piedi. Davvero possiamo fare spallucce dicendoci che le cose importanti sono altre? e quali, di grazia? Insomma, si può ben aspirare all’eremitaggio, alla vita campestre e comunitaria dimentica del mondo circostante, a un dimensione dell’esistenza racchiusa nel piccolo confine delle persone che si incontrano faccia a faccia e delle cose che si possono toccare con mano, possibilmente “naturali” e prodotte da sè o al massimo nel giro di qualche chilometro da casa nostra. Non è obbligatorio, certo, cavalcare i cambiamenti repentini e profondi, neanche cercare di capirli, si può trattenersi ai margini delle trasformazioni, non averne neppure il più vago sentore e, se è il caso, evitare consapevolmente di accorgersene. I modi del vivere sono mille e mille e ognuno può tentare di scegliere quello che più lo rende felice, o per lo meno che lo fa star bene, o insomma che non lo mette a disagio, anzi, che dal disagio lo tiene lontano.

Ma allora perché fare l’educatore? Davvero ha un qualche senso occuparsi dell’aiutare il prossimo a districarsi nelle enormi difficoltà che il vivere contemporaneo propone a ogni angolo, evitando in prima persona il 99% di quelle difficoltà? Non credo. Qui non è questione di “essere” su Facebook o di utilizzare quotidianamente Internet. E’ questione di essere nel mondo, in questo mondo, e accettarne le sfide. E quella della profonda trasformazione della vita di ognuno prodotta dalla tecnolgia digitale è in questo momento una delle sfide fondamentali. Chiamarsene fuori significa rinunciare a ogni credibilità.

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Archeologia dello zainetto

A proposito di era digitale, piccola notizia su quello che Apple sta proponendo di fare in Georgia…

Sarebbe interessante iniziare a sentire qualche voce in proposito. Sopratutto quelle critiche. Perchè credo che dovremmo iniziare a misurarci con le argomentazioni, andando oltre le nostalgie e i romanticismi di maniera. Intanto uno scenario potrebbe iniziare a delinearsi: via gli arcaici zainetti, in arrivo custodie giovami e trendy per tutti i gusti. E sarà finalmente la volta buona che mamme e nonne lasceranno che figli e nipoti si portino da sè le cose di cui hanno bisogno a scuola…

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