Archivi del mese: novembre 2010

Fondamentalismo scettico

Stimo e leggo Travaglio, ma il suo giudizio sulla trasmissione di Fazio e Saviano “Vieni via con me”, mi ha fatto capire finalmente da che parte sta: è di sinistra. Magari non lo sa, ma è senza dubbio di sinistra.

Di quel tipo di  sinistra che da decenni crede che per far cultura sia necessaria sempre e comunque la critica a oltranza. Probabilmente è una forma di espiazione per un passato di adesione  cieca e fideistica all’ideologia che ha condotto molti a sviluppare un fondamentalismo scettico parecchio incattivito. Non importa poi se ognuno personalmente, compreso Travaglio, abbia questo tipo di passato alle spalle. Quel che conta è che la nostra Storia ce l’ha, dunque e a priori ogni cosa deve essere scarnificata.

La presunta stupidità d’un tempo sembra doversi riscattare con un tipo di intelligenza tesa essenzialmente a dimostrare di saperla più lunga. Che i problemi sono ben altri. Che c’è sempre qualcosa dietro le cose. Che non bisogna lasciarsi incantare. E chi non gioca a questo gioco al massacro, è un ingenuo, un buonista,  un pretino perbene.

Per questa via il fondamentalista scettico si assicura diversi vantaggi secondari. Prima di tutto si sente intelligente con facilità, perchè è di gran lunga più semplice elencare mancanze e lati negativi delle cose, piuttosto che coglierne qualche possibile valore. In secondo luogo può evitare di metterci la faccia: rischia chi dice che una cosa è buona, non chi la fa a pezzi. Infine, e non è secondario,  il fondamentalista scettico dribbla la fatica di imparare, perchè presume sempre di aver capito già tutto meglio e prima di tutti gli altri

Esattamente ció che sta accadendo con la trasmissione di Fazio e Saviano che, tra i tanti effetti provocati, allarga giorno dopo giorno il coro di quelli che devono dimostrare di non far parte del coro.

Il sottoscritto, al contrario, e sembrerà strano sia proprio io a dirlo, è contento di far parte del coro di chi apprezza Vieni via con me e prova a indicarne gli elementi di innovazione sia sul piano televisivo sia su quello dell’informazione. Il fondamentalismo scettico, parafrasando Lenin, è la malattia senile del consumismo. Poichè tutto è merce, sembra dire,  non fatevi fregare mai e per buona misura parlate male di tutto ció che usate mentre lo state usando. Come ogni malattia si puó comprendere, ma occorre riconoscerla e, se non curarla, almeno circoscriverla sul piano epidemiologico.

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Berlusconismo standard

Esempio di berlusconismo standard: leggere l’articolo di Aldo Grasso su Vieni via con me, Corriere della sera

Una trasmissione si impernia sugli “elenchi”? Nessuna domanda sul perchè, sull’elemento eventuale di novità, sulla sostenibilità televisiva, sul significato dal punto di vista della comunicazione. No. Gli elenchi sono liturgie officiate da un sacerdote con il fisico adatto al ruolo. Offendendo in questo modo e tutti insieme, Fazio, chi legge gli elenchi e chi alle liturgie è legato e sa quanto possano essere ricche di significati.

Il problema sono le ecomafie che avvelenano l’acqua e il cibo che bevono e mangiano i nostri figli? No. Il problema è che Saviano si atteggia a Messia, offendendo tutti assieme Saviano, il Messia e dieci milioni di persone che lo hanno ascoltato, come me, con un nodo immenso allo stomaco.

Assenza totale di argomenti, insulti personali e disposizione a distruggere qualsiasi cosa. Come aveva detto quel boss della Camorra ricordato da Saviano che, di fronte alla prospettiva di arrivare a inquinare la propria stessa acqua pur di arricchirsi con i rifiuti tossici, aveva detto: “e che mme ne fotte! tanto noi bivimmo acqua minerale”.
Questo è il berlusconismo, ovunque esso alligni.

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Diritto di replica

Il diritto di replica è sacrosanto. Lo dico con estrema chiarezza e a voce alta. Non è assolutamente ammissibile che chicchessia possa dire quello che vuole, quando vuole e come vuole davanti a milioni di telespettatori senza che chi viene chiamato in causa, chi viene offeso e umiliato, chi viene calunniato, possa dire la sua in risposta alla valanga di falsità dalla quale è stato travolto.

Dunque lo voglio anch’io, il diritto di replica.

Voglio dire la mia in risposta all’imbecillità reiterata dei Grandi Fratelli, delle Isole dei Famosi e delle Fattorie. All’arroganza e alla violenza dei talk show. Alla falsità e al pressapochismo dell’informazione. All’estetica trash dell’onnipresente pubblicità.

Il mio mondo non è abitato da persone che quando parlano creano il vuoto pneumatico. Nel mio mondo quando si discute si argomenta, e quando si arriva allo scazzo, quello scazzo ha la dignità dell’incidente indesiderato, non è lo scopo stesso del parlarsi addosso. Del mio mondo ho da raccontare mille volte più delle quattro sciocchezze ripetute ogni giorno sempre uguali da sedicenti giornalisti.

A me piacciono le forme sempre diverse e mi piacciono per come esprimono ciò che contengono. Mi indigna che qualcuno continui a pensare che al contrario vada pazzo per i corpi tutti uguali, egualmente pompati o egualmente spolpati, tutti in ogni caso totalmente inespressivi.

A me piacciono le parole, tutte le parole, non necessariamente pacate o attente o misurate, purchè parlino, appunto, e mi nausea essere bersagliato da slogan pubblicitari pagati fior di soldi e ricompensati con fior di prestigio sociale, che fanno a pezzi la semantica e le mie orecchie.

A me piace sapere come va il mondo, anche al di là del mio, perchè non può esistere il mio mondo se non nell’orizzonte del mondo di tutti, e non ne posso più delle rappresentazioni del mondo là fuori che in modo protervo continuano a dirmi che il mio mondo è piccolo, inutile e, soprattutto, stupido.

Dunque voglio il diritto di replica. Fatti i conti, direi che mi spettano almeno sei mesi non-stop di spazio televisivo totalmente a mia disposizione per bilanciare anche solo parzialmente la valanga di superficialità, di miopia e di chiusura mentale che mi ammorba da almeno trentacinque anni.

Che moltiplicati per i milioni di persone nella mia situazione, fanno un palinsesto per il piccolo schermo definito sino alla fine di questo secolo. Magari il risparmio lo possiamo dedicare a scuola, università, ricerca e cultura.

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Racconti di viaggio

E’ da tanto che non scrivo. Su questo blog, almeno. Un sacco di problemi con il sito, del resto non ancora risolti. Fa nulla. Ricominciamo da qui.

Ieri, di ritorno da una gita in liguria, Irene mi ha lungamente raccontato dei paesini che ha visitato con la sorella sotto la pioggia torrenziale del week end. Io nel frattempo, mentre lei parlava, girovagavo su Google per vedere dov’erano e per sfogliare gallerie fotografiche, seguendo il suo racconto. Potenza della Rete. In pratica è stata una cantastoriata, o magari anche solo un racconto di viaggio di quelli di una volta, accompagnato dagli scatti fatti con la reflerx. Non una settimana dopo, però, il tempo di far sviluppare il rullino (che sapore già retrò che ha questa espressione) e di stampare le foto più belle. No: il giorno dopo, quasi in tempo reale.

E non è nemmeno una questione di tempi più rapidi. Fosse solo questo non è che sarebbe stato un granchè. Nella storia raccontata è entrato prepotentemente un altro punto di vista. Vedi quella piazza? meravigliosa! certo noi l’abbiamo vista in tutt’altra veste. E giù a raccontarla in quell’altra veste. Così di piazze ne abbiamo visitate due: quella che raccontava lei e quella che raccontavano le immagini su Google. Nel frattempo ci aiutava la visione zenitale del paese incastonato nella sua valle e le notizie acchiappate qua e là sul web.
Non capisco i nostalgici d’uffcio, francamente. Ho anni sufficienti per ricordare con nitidezza lo sfogliare d’album fotografici, per non parlare dell’era (terribile) delle diapositive propinate a centinaia in salotto, al buio, davanti agli amici compiacenti, sino a che non li perdevi, per lo meno. Perchè mai sarebbero stati meglio quei momenti? Un racconto accompagnato da immagini è sempre un racconto illustrato. Se le immagini le ha realizzate chi racconta, alla fine c’è solo lui in scena. Oggi, invece, eravamo in molti a raccontare: chi era stato in gita, chi aveva scattato quelle foto finite in Rete, io che le andavo cercando e selezionando e anche chi dei discorsi attorno a cose lontane può farsene ben poco, ma grazie alle immagini può trovarsi un proprio spazio. Come mia figlia…

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